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Profilo
Maria Elisabetta Meneghello
Nata a Mantova, cresciuta a Milano, Elisabetta Meneghello vive attualmente in provincia di Como. 
La formazione umanistica e gli studi in filosofia contribuiscono a definire la sua natura speculativa.
Nonostante il lavoro nell’azienda di famiglia, Elisabetta asseconda la vena artistica. Disegna da sempre. Dal 2012 frequenta i corsi di pittura all’ Accademia Galli di Como, sotto la guida di Patrizia Cassina, prima, e poi del maestro Pierantonio Verga, e inizia ad esporre. E’ di quest’anno la personale Whatweleftbehind a Vienna, al Coffee Art and Cigarettes Hegelhof.

Il disegno resta alla base dei suoi lavori, anche oggi che predilige la pittura. Si passa dai piccoli bozzetti con testi di poesie, ai grandi fogli di carta da spolvero trattati con gessetti, pastelli a olio, carboncino. Successivamente coperti col colore.
I primi dipinti sono acrilici su carta o tela. Le piace iniziare da fondi chiari, quasi acquarello e poi coprire per stratificazioni.
Oggetto d’interesse è lo spazio. Così come viene percepito. L’artista gioca con masse giustapposte di colore che definiscono un volume. Quelle masse, poi, si allargano, si riducono, e si avverte una divisione dello spazio tra sopra e sotto. Si intravvede un orizzonte.
La costruzione si fa meno intellettuale. La mano si muove più morbida e appaiono echi di paesaggi sommersi, coperti da sabbie gialle del deserto, da lastre di ghiaccio grigio bianche, da una coltre di nuvole rosa. Sono monocromi che hanno una luce al centro che emerge dal fondo e suggerisce un’altra dimensione. Fantasmi o presenze?
Dalle velature si passa, nei lavori successivi, ad una progressiva copertura. Dapprima indisciplinata, dettata dall’istinto e dall’intensità del sentire. Poi totale. Le aperture al colore si rifugiano nel nero che scende a coprire tutto. Forse si è detto troppo.

Dal disegno al colore. Dal pennello alla spatola. Dal colore al nero. E ritorno.
L’artista stende strati di colore che leva con la spatola. Aggiunge e toglie. Apre e chiude. Procede secondo un movimento ondulatorio.
Quando sembra che tutto sia stato ingoiato dal nero, infatti, si riapre qualche spiraglio. Ora più ordinato, come nella serie Roads del 2015, ora di nuovo in preda al caos.
L’ordine sfugge. Il mistero resta. Chiuso in quel nero rotto solo da segni che affiorano.
Graffi sottili, capricciosi, disordinati che riaprono al lirismo di cieli stellati.
Meneghello scruta la realtà ben consapevole della sua fuggevolezza, senza rinunciare al gusto di lasciarsi sorprendere.
I suoi quadri non sono tesi che affermano certezze. Propongono piuttosto un confronto. Sono dialoghi in attesa di risposta.

Elisabetta Mossinelli
www.criticaespresso.it
Maria Elisabetta Meneghello

info@elisabettameneghello.com
_ 2018 © Maria Elisabetta Meneghello